
Segni particolari fuori dal campo, vari ed eventuali : il gitano Ricardo Quaresma ha capelli che sembrano usciti da un test tipo «modellare con il gel», due orecchini grandi come caramelle e un brillantino sul dente che luccica ogni volta che sorride, cioè spesso.
Segni particolari in campo, uno su tutti (e gli altri a seguire) : quel colpo l’hanno chiamato trivela e anche quella, come la sua, è una storia che parte da lontano. Da un luogo che ha il nome del vento e — unica volta in un’intervista di mezzora abbondante - costringe quel piccolo brillante ad affacciarsi su una smorfia che comunica malinconia, non gioia.
Dove e quando nasce il Quaresma calciatore ?
«Avevo 7 anni, giocavo con gli amici in giardino, per strada, dovunque. Quartiere Casal Ventoso, posto poco raccomandabile : droga, delinquenza, violenza. Mi vede un osservatore del D.D.S., un club di Lisbona piccolo e soprattutto povero. Gioco lì meno di un anno, poi mi prende lo Sporting Lisbona e il resto, più o meno, si sa».
Non si sa bene quando nasce la "trivela", e come.
«Subito, a 7-8 anni. Avevo i piedi storti verso l’interno, molto più di adesso, e mi veniva da toccare il pallone così : sempre d’esterno e sempre con il destro, perché il piede sinistro per me può restare anche a casa. L’allenatore non ne poteva più e un giorno mi fa : "Se calci un’altra volta in quel modo, ti mando fuori". Un’azione dopo ero già nello spogliatoio, tristissimo. Lui voleva solo che migliorassi, ma poi si è rassegnato : quel colpo mi "usciva" e tuttora mi "esce" così, naturale. E senza bisogno di lavorare per migliorarlo».
Si è mai chiesto perché ?
«Mah, forse perché ho una sensibilità particolare sull’esterno del piede : teoricamente è più difficile, lo so, ma invece a me viene più facile fare tutto così, anche il passaggio più banale».
In che cosa sente di poter migliorare, anzitutto ?
«Il calcio è fatto di molte cose, è difficile dirne una soltanto. Devo perfezionarmi tatticamente e magari segnare qualche gol in più : posso farlo e lavorerò per questo, anche se un assist per me è come un gol, e non soltanto perché si dice sempre così. Perme è così davvero».
Un po’ discontinuo, forse ?
«Ci sono giorni in cui non ti riesce nulla di quello che vorresti fare e dunque non giochi comevorresti. Ma in questo sono testardo: non abbasso la testa, non mi scoraggio».
Fuori dal campo si trova un difetto ?
«Non parlo molto, più che timido sono riservato».
Però ha un bel caratterino, dicono. E’ vero ?
«Ognuno di noi nasce con un carattere, e il mio è forte. E’ difficile che abbia paura, e questo mi succede anche in campo : per me giocare davanti a dieci, diecimila o centomila persone è la stessa cosa».
Può essere un peso il prezzo, molto alto, del suo cartellino ?
«Ogni giorno abbiamo responsabilità da affrontare : preferisco pensare che la Magggica mi ha scelto e mi ha dato questa opportunità, non a quanto ha dovuto pagare per farlo».